SARA
Il pensiero in psico-oncologia consente di esser-ci nel qui ed ora della malattia oncologia a partire dal proprio essere incarnato, dalla componente più sensoriale-percettivo-corporea a quella più emozionale, affettiva e relazionale.
Il pensiero in psico-oncologia, anche grazie alla relazione terapeutica, consente di rappresentare e condividere, dare forma e senso all’interazione vissuta con l’ambiente (contesto sanitario, sanitari, procedure e trattamenti…) a partire dalle coordinate spazio- temporali e culturali entro cui si è inseriti.
LUCIA
In linea generale il pensiero non è solo un’attività cognitiva che ci permette di elaborare informazioni, riflettere, immaginare etc… Ma anche un processo emotivo e relazionale. Allo stesso tempo può essere inteso come una meraviglia e l’inquietudine insieme, nel senso che il pensiero e’ uno strumento potente, ma può anche confonderci in quanto a volte pensiamo troppo e si può perdere il contatto con ciò che sentiamo. In ambito psico-oncologico, ritengo che il paziente elabora ciò che sta vivendo cerca di dare un senso, affronta incertezza e il pensiero diventa resistenza o possibilità, ci si confronta con pensieri che oscillano tra speranza e paura, tra negazione e consapevolezza. Riflettere sul pensiero significa anche interrogarci su quale pensiero portiamo noi, come professionisti, nella relazione di cura, in quanto il pensiero è anche relazione tra paziente e se stesso e tra paziente e il terapeuta.
MARIA
il pensiero in psiconcologia è come la porta di Narnja: offre infinite possibilità ed è “quasi sempre” accessibile. il pensiero, in Psiconcologia, non costa niente, è gratuito e permette all’ammalato di immaginare mondi possibili. è slancio vitale e al tempo stesso ancoraggio alla realtà, agli affetti e al qui ed ora. d’altro canto, nel paziente per natura il pensiero di fronte alla parola “cancro” è indicibile e spaventoso, mortifero e carico di emotività negativa. il lavoro terapeutico (non solo quello psico) è nella ridefinizione.
ANNARITA
Il pensiero è una facoltà che permette di organizzare riflessioni, esperienze e sensazioni.
SILVIA
Pensiero come organizzatore, connettore.
CLELIA
In generale, il pensiero in psico-oncologia è un insieme di processi cognitivi con cui la persona, i familiari e l’equipe curante cercano di elaborare la malattia per attribuirne significato e dare un senso al loro vissuto. Non è solo rivolto verso il presente, ma anche verso il passato attraverso l’insorgenza di eventuali sensi di colpa rimuginando sul proprio stile di vita e sulle condotte assunte in passato; ma anche verso il futuro anticipando ipotetici eventi e modulando la loro risposta emotiva e comportamentale. Il pensiero si palesa sia come razionale che influenzato emotivamente, cambia durante le fasi della malattia ed è influenzato da molteplici fattori (contestuali, culturali, relazionali).
In psico-oncologia quello che ci si presuppone è promuovere la qualità di vita del paziente e dei familiari, la ri-definizione del sé e i livelli di resilienza. Personalmente credo che focalizzarci sul concetto di pensiero implichi dar valore alle emozioni provate dalle persone durante la diagnosi, che rimangono dei soggetti “pensanti” la propria malattia: le cause, le ipotesi, la speranza, la progettualità futura. Dare sostegno ai processi cognitivi e alla moltitudine di pensieri dei pazienti implica prendersi cura di loro, rispettare il loro vissuto, renderli protagonisti attivi dell’evento che stanno vivendo e accompagnarli nel dare un senso e un significato alla loro sofferenza. Ritengo sia importante fornire ai pazienti, perciò, un contesto finalizzato al dialogo in cui si sentano sicuri di trovare ascolto e di poter esprimere i loro pensieri, creando uno spazio di condivisione.
MICHELA
Il pensiero può essere definito come una attività della nostra mente attraverso la quale acquisiamo una coscienza della nostra persona e del mondo che ci circonda. Ci permette di acquisire nuovi valori, costruire modelli nuovi, avere rappresentazioni e chiavi di lettura diversa. “Più si pensa, meno si sente”; mi ha profondamente colpita l’affermazione di un paziente durante un colloquio effettuato nelle ultime settimane, facendomi riflettere sull’importanza del sentire rispetto al processo cognitivo utilizzato come processo di difesa. È difficile rispondere alla sua domanda; le riflessioni che si sono aperte sono tante, alcune ancora in fase di elaborazione. Mi piacerebbe comunque restituirle qualcosa anche più avanti, consapevole del fatto che da questa mattina il pensiero è cambiato, si è arricchito, evoluto, poiché siamo costantemente al centro di un processo attivo e trasformativo.
AGNESE
Il pensiero è un “macello”, un caos che ci porta su e ci porta giù.
GIULIA
Per me Il pensiero è il contenuto della mente in continuo divenire, che mette in connessione e rende cosciente il proprio mondo interno con il proprio sé… e la prova che la mente è viva
CLAUDIA
Per me il pensiero è un prodotto dell’attività mentale attraverso cui elaboriamo le informazioni, le immagini, le emozioni, e grazie al quale possiamo generare significati. L’insieme di questi significati genera poi la cultura di cui facciamo parte e all’interno della quale ci muoviamo. Il “pensiero” in psiconcologia rappresenta una modo per rielaborare l’esperienza della malattia operando un’unione tra corpo, mente e cultura, attivando nuovi processi di significazione. Riprendendo l’interessante teoria dei tre mondi di Popper, potremmo dire che il pensiero si radica nel mondo 2, quello dell’interiorità psichica: emozioni, ricordi e speranze si intrecciano nella mente del paziente, generando narrazioni sul proprio vissuto della malattia. Il pensiero però dialoga anche con il mondo 1, relativo alla realtà fisica del corpo malato, con cui si è costantemente in contatto. Infine, il pensiero contribuisce a costruire il mondo 3, quello della cultura e dei significati condivisi. La psico-oncologia si pone come uno spazio di cura in cui il pensiero può essere esplorato in una relazione di fiducia e può diventare parte di un atto trasformativo.
SARAH
In ambito oncologico, il pensiero potrebbe essere definito come un vissuto mentale che la persona malata oncologica costruisce intorno all’evento malattia, dandogli un significato strettamente personale. Tale vissuto può andare a generare a cascata una serie di pensieri secondari e, insieme, vissuti emotivi, che possono andare a determinare il modo in cui la persona si approccia alla malattia e le strategie per farvi fronte.
VALENTINA
Collocare il concetto di pensiero nell’ambito oncologico rende secondo la mia opinione la sua classificazione molto complessa, mi spiego, è stato definito come l’insieme di informazioni, elementi, contenuti che possono essere elaborati da ogni soggetto. Nell’ambito oncologico credo che però il pensiero possa essere considerato una dimensione soggettiva vissuta dal paziente, caratterizzata non solo dalle nozioni acquisite in maniera caotica sin dalla diagnosi, ma soprattutto l’insieme di paure, emozioni negative e positive che si intrecciano, in questo caso ritengo che il pensiero diventi ambiguo, subdolo, un agglomerato di notizie che si configura come difficile da gestire e contenere. Per tale ragione, credo che la rielaborazione di questo pensiero incontri non pochi ostacoli, che possono essere facilitati attraverso figure come quello dello psicologo in percorsi di supporto psicologico.
ANNAMARIA
Secondo me possiamo parlare di pensieri nelle diverse fasi della malattia. Le informazioni acquisite dai pazienti e le emozioni provate in quei momenti sono elaborate dalla mente e danno vita alla propria immagine di malattia, immagine forte e ingombrante, carica di angoscia ma allo tempo stesso di speranza. Ci possono essere, allo stesso tempo, pensieri di morte e pensieri di vita. Spesso è così forte e invasivo da influenzare il comportamento e la compliance del paziente. Immagino il pensiero del paziente oncologico come il suo fedele compagno di viaggio.
NOEMI
cogliendo il suo insegnamento di oggi che a domanda si risponde con domanda, mi chiederei: “In che fase della malattia si trova?”. Il pensiero potrebbe cambiare forma, ritmo e direzione, dopo una diagnosi oncologica. Se da un punto di vista tecnico definirei il pensiero come un processo cognitivo che influenza le emozioni e il vissuto legato alla malattia, dal punto di vista personale lo definirei come un’esperienza vissuta,uno spazio mentale interno in cui si affacciano domande, emozioni, scenari del futuro, ricordi del passato, immagini potenti. Come la persona percepisce se stessa e la malattia, il suo modo di comprenderla, di conviverci, di farle spazio dentro di sè e donarle senso e significato.
SIMONE
Penso che il “pensare” sia il mistero più intenso su cui l’uomo ha l’onore proprio di pensare.
GABRIELLA
È un processo mentale che coinvolge l’elaborazione di esperienze, emozioni e situazioni legate alla malattia oncologica, In altre parole è il modo in cui il paziente elabora la propria condizione di salute, affronta le paure e la speranza e pianifica il futuro anche di fronte all’incertezza.
MARIA
Il pensiero in psico-oncologia è la possibilità di trasformare la sofferenza. E’ capacità di fermarsi e attendere che l’ascolto si trasformi in accoglienza. E’ fermarsi davanti all’ineluttabile e sorprenderci della meraviglia che appare. E’ vita
SARA
Pensavo a cosa fosse il pensiero, e nel mentre sto pensando, e mi viene da sorridere. Il pensiero, penso, sia un’attività mentale dinamica, spontanea che prende forma dentro di noi e nasce dall’elaborazione di stimoli esterni di qualsiasi natura: un odore, un’immagine, un colore, una voce ogni cosa può evocare un pensiero. La cosa che mi viene in mente è che il pensiero ha un potere generativo: un pensiero ne genera un altro è proprio un flusso continuo forse inarrestabile, pensiamo sempre a qualcosa no? Camminiamo e pensiamo, creiamo connessioni e sviluppiamo idee, proviamo emozioni. In ambito psiconcologico ha un ruolo profondo: il pensiero influenza la risposta del paziente, il significato che attribuisce alla malattia, ai cambiamenti del corpo e della vita, alla nuova percezione di sé. Quindi il modo in cui pensiamo può influenzare il vissuto emotivo e la qualità della vita. Il modo in cui pensiamo ci rende anche autentici. In psiconcologia si cerca di lavorare sulla individuazione e rielaborazione dei pensieri e soprattutto sui significati attribuiti dal paziente alla malattia, al cambiamento creando nuove connessioni. Il pensiero ha una grande forza, secondo me.
SARA
Il pensiero in psico-oncologia potrebbe essere definito come l’insieme dei processi cognitivi, simbolici ed emozionali, tramite cui una persona reagisce psicologicamente all’esperienza della malattia oncologica. Quindi un insieme di credenze, paure e aspettative che influenzano l’adattamento psicologico di tale persona.
VINCENZO
Il pensiero in psico oncologia può essere inteso non solo come semplice flusso di idee, ma come l’insieme dei processi cognitivi tramite i quali a persona costruisce significato rispetto alla malattia, alle proprie emozioni e alle strategie di coping
VALERIA
Il pensiero è il contenuto della coscienza che permette di organizzare l’esistenza dell’essere umano. In alcuni casi può produrre “oggetti” errati e generare malessere.
KSENIA
Il concetto di pensiero in psico-oncologia, a mio avviso, è legato alla dimensione sia intra-psichica che a quella relazionale. Il pensiero tocca il cuore delle esperienze vissute da chi affronta una malattia oncologica, sia come paziente che come familiare. Esso influenza profondamente il modo in cui pazienti e familiari interpretano e affrontano l’esperienza della malattia. Una diagnosi di cancro spesso attiva riflessioni intense sul senso della vita, sulla morte, sulle relazioni e sulle priorità che, fino a quel momento, sembravano scontate. In questo senso la malattia – vissuta come un evento di rottura, una crisi – apre uno spazio interiore di riflessione, genera ansia, confusione e disperazione, ma favorisce anche processi di adattamento e crescita quando i pensieri diventano più orientati alla speranza e alla possibilità di vivere con autenticità anche dentro la difficoltà. Lo stesso vale per i caregiver familiari, che hanno pensieri anticipatori legati alla possibile perdita, alla riorganizzazione della propria vita e alla gestione della sofferenza. Per questo, si cerca di sostenere la persona attraverso un lavoro sul pensiero. In particolare, riconoscere e ristrutturare convinzioni disfunzionali, dare un nuovo significato all’esperienza di malattia e sviluppare una maggiore tolleranza all’incertezza. Non è semplice ma è un processo trasformativo. In fondo, pensare, anche quando fa male, è un modo per restare vivi.
COSTANZA
Il pensiero è un prodotto della mente a metà strada tra il mondo uno e il mondo tre. In psico-oncologia il pensiero cambia a seconda del corpo e della mente che lo riguarda.” Ci sono giorni in cui lo si sente a mala pena perché scorre tra tanti e altri in cui uno solo può pesare come pietra.
MARIELLA
In ambito psiconcologico, il concetto di pensiero assume una valenza centrale, in quanto rappresenta il modo in cui il paziente rielabora cognitivamente l’esperienza della malattia oncologica. Il pensiero non si limita a una attività razionale, ma coinvolge emozioni, vissuti corporei, narrazioni personali e significati profondi. È un processo complesso, dinamico, che viene inevitabilmente trasformato dalla diagnosi e dal percorso di cura. Quando una persona riceve una diagnosi di cancro, il suo pensiero viene spesso invaso da preoccupazioni, paure, distorsioni cognitive, immagini di morte e di perdita. Emergono domande esistenziali: “Perché proprio a me?”, “Ce la farò?”, “Come cambierà la mia vita?”. In questa fase, i pensieri possono essere disorganizzati, frammentati, oscillanti tra speranza e disperazione. Il ruolo dello psicologo in oncologia è proprio quello di accompagnare il paziente nella ricostruzione del proprio pensiero, aiutandolo a dare senso a ciò che sta vivendo, a distinguere tra paure reali e anticipazioni catastrofiche, e a riorientarsi all’interno di un contesto spesso percepito come caotico o minaccioso. Questo processo si realizza attraverso l’ascolto, la validazione emotiva e, quando necessario, l’intervento su distorsioni cognitive o meccanismi di difesa disfunzionali. Per il clinico, significa anche tenere attivo un pensiero complesso e multidimensionale, capace di integrare aspetti medici, psicologici ed etici nella cura, mantenendo una presenza empatica e non giudicante. L’approccio psicologico in oncologia mira a comprendere come questi aspetti influenzano la qualità della vita del paziente e come supportare l’adattamento psicologico attraverso interventi specifici come la psicoterapia, la consulenza e il supporto emotivo. Il pensiero in psico oncologia riguarda anche la dimensione del tempo: molti pazienti vivono un’accelerazione improvvisa seguita da un rallentamento e da una sospensione nel futuro incerto. Lo psicologo ha il compito di aiutare a integrare questa percezione temporale alterata e a restituire al paziente una continuità narrativa, un senso di coerenza interna. Infine, il pensiero non riguarda solo il paziente, ma anche i familiari, i curanti e l’équipe. In una prospettiva sistemica, la psiconcologia si occupa di dare spazio a pensieri inespressi, paure condivise e significati collettivi che ruotano attorno alla malattia. Offrire uno spazio di pensiero significa, in fondo, restituire umanità al percorso oncologico, rompendo il silenzio e l’automatismo che spesso caratterizzano la malattia. In sintesi, il pensiero in psiconcologia non è un processo da “aggiustare”, ma da contenere, accogliere, sostenere. Lo psicologo non fornisce risposte definitive, ma accompagna la persona nel riappropriarsi della propria voce interiore, della propria narrazione, del proprio significato.


