Recensione di ERMINIO GIUS del libro di Paola Argentino, La spiritualità è cura: la forza dell’amore nel dolore.

Lug 12, 2026 | Esperienze del prendersi cura, pastoral, psico-oncologia, psicologia, socio-educativo

Il titolo di questo manuale di psico-oncologia e psicologia sanitaria gestaltica contiene in sé le parole fondamentali che sorreggono la complessa e articolata intelaiatura del libro stesso. Sono: spiritualità, cura, amore, dolore. L’autrice è Paola Argentino persona nota anche nel mondo anglosassone per i suoi numerosi lavori di scienziata autorevole nel mondo medico e in quello psicologico, particolarmente riferito alla psicoterapia della gestalt. Ho avuto la fortuna di incontrarla a Treviso in alcuni incontri di area psicologica e di counselling, inseriti nella Summer School sulla spiritualità del prendersi cura e da lei coordinati presso l’Università Cattolica Sacro Cuore. Anche il gruppo dei suoi collaboratori e studiosi della psicoterapia della gestalt mi erano già noti, in particolare Giovanni Salonia che è stato il primo fondatore della Scuola di psicoterapia della gestalt in Italia. Il manuale è stato scritto per tutti, ma in forma privilegiata è rivolto agli studenti universitari e ai medici e psicologi in formazione nel campo della psicoterapia dei malati oncologici. Il volume è una miniera di conoscenze sperimentali nei settori della medicina e delle neuroscienze rapportate sempre alla psicoterapia della gestalt, ma è pure un concentrato di sapienza del sapere spirituale. Si tratta di una rigorosa e documentata ricerca scientifica intrecciata a una intelligente e accurata interpretazione simbolica della letteratura dei miti e delle tragedie dell’antica Grecia per ricordarci che il bene e il male sono sistemi incorporati e integrati nella ipseità dei nostri cervelli. Giorgio Bonaccorso, nella sua postfazione al libro, giustamente ci ricorda che l’essenza della medicina non consiste solo nella accuratezza scientifica della diagnosi, ma pure nel tempo dedicato a capire come la persona sofferente vede se stesso nella sua intima soggettività. In sintesi, il dono dell’aiuto destinato all’uomo che soffre, è sorretto e guidato dalla forza dell’amore nel prendersi cura della persona. A tale proposito ricordo che l’essenza della persona consiste nel suo essere in rapporto con la parola che pronuncia la relazione intra e inter-psichica. Martin Buber, parlando della relazione tra persone, scrive che la vita è fondamentalmente intersoggettività, così che soggetto e intersoggettività sono sincronicamente complementari. La relazione, che include in sé il sapere sperimentale e speculativo degli stessi soggetti non può prescindere dalla conoscenza emotiva. Infatti, è l’amore che è all’origine di quegli stessi elementi che sostanziano le identità soggettive plurime nelle relazioni umane. A riguardo poi della psicoterapia della gestalt, che viene specularmente esercitata nella relazione tra persone nella intersoggettività, costituisce lo spazio mentale che viene a costruirsi tra la coppia clinica. Si tratta di uno spazio mentale che contiene in sé la forza di ogni singolo soggetto di entrare in contatto con se stessi. È lo spazio mentale della autentica sapienza che permette a tutti noi di indagare e di interpretare il sistema relazionale delle persone in dialogo in esso coinvolte. L’attenzione rivolta alla centralità della relazione fa degli stessi soggetti gli agenti unici nella costruzione della relazione terapeutica la quale deve essere intesa sempre e unicamente come un processo interattivo tra le persone. Questo tema è di altissimo valore per comprendere il perché la spiritualità, intesa come forza dell’amore verso chi soffre, diviene anche la cura stessa del dolore. È un tema che attiene al tempo del fare terapeutico che ingloba in sé una serie di significati riguardanti il terapeuta, il cliente e l’intersoggettività. L’originalità del pensiero dell’autrice consiste nell’aver introdotto il tema della spiritualità come pensiero specifico che attraversa tutto il suo libro. Consiste nell’aver compreso che la spiritualità dell’uomo è un valore ineliminabile nell’uomo, in particolare quando si parla del prendersi cura di chi soffre nel corpo e nello spirito. Uno dei pensieri fondamentali della teologia politica sostiene che è l’intersoggettività, nella sua funzione di cura verso il dolore innocente, a attivare i vissuti di compassione fino al perdono del nemico. Venendo alla relazione terapeutica intersoggettiva, conosciamo sperimentalmente che essa si declina in due tempi: quello dell’agire clinico e quello della soggettività e della solitudine. Sono due tempi che abbracciano e accolgono nella loro essenza gli accadimenti che costruiscono la trama delle relazioni umane. Tali accadimenti pongono in essere una costante ristrutturazione delle leggi psicologiche che sottendono il tessuto del setting terapeutico e, di conseguenza, dell’azione di co-costruzione di sempre nuove gestalt relazionali dinamicamente rinnovate. Il tempo dell’azione è un tempo importante ai fini della relazione di aiuto perchè contribuisce, nonostante la sua imprevedibilità e in assenza di controllo e di possibilità di verifica, al farsi spontaneo dei processi di aiuto e di cambiamento. Il tempo della soggettività, che fluisce nel tempo della intersoggettività, è il tempo dei vissuti e della sospensione del pensiero su l’azione terapeutica e del pensiero su la valutazione di processo della relazione stessa. È lo spazio della spiritualità, intesa come cura della mente e del cuore, nel quale le distanze temporali tra l’impostazione dell’azione terapeutica e gli esiti prodotti si perdono nella indicibilità dei silenzi, degli affetti, delle emozioni e delle stesse azioni. È un vissuto di abbandono dei vissuti cognitivi e emotivi alle ragioni del tempo che non sono le ragioni della ragione. In ultima analisi, tutti i temi fin qui trattati prendono avvio e compimento sul terreno dell’etica della relazione in virtù del fatto che è la stessa responsabilità soggettiva degli attori, vicendevolmente consegnata e ricevuta, a fare abitare in una unica patria ontologica sia l’etica dell’agire terapeutico sia la valutazione degli esiti dello stesso. Paola Argentino, scrivendo il suo affascinante libro sull’importanza della intersoggettività nella terapia gestaltica, ha guardato alla portata ontologica della spiritualità cogliendo in essa il fondamento sostanziale che unisce il dolore all’amore del prendersi cura. Anche in questo il libro è originale. È un libro fondamentale per tutti, anche per nostri tempi che sono carichi di dolore universale. L’autrice, finemente, si pone in linea con l’invito del profeta Isaia che ci chiede di alzare il capo e di guardare. Due verbi bellissimi: alza, solleva gli occhi, guarda in alto e attorno, apri le finestre di casa al grande respiro del mondo. Paola Argentino ci invita a questo e lo fa riconoscendo la spiritualità come cura. Rudolf Otto pone a fondamento della universalità spirituale di tutti gli uomini il vissuto del numinoso il quale ci permette ancora di credere alla forza dell’amore in un mondo aperto alla speranza. Consiglio vivamente la lettura di questo manuale perché è un libro importante.

Erminio Gius

Università di Padova, gennaio 2024