Agamennone dal punto di vista poetico, a cura di Chiara Gatti

Mar 4, 2022 | Tragedie Greche

L’Agamennone di Eschilo ci appare oggi, ritengo, come il dramma di un uomo e una donna che non possono più incontrarsi. L’eroe ritorna tanto atteso, la moglie regina lo accoglie con ogni sfarzo, ma non è più l’incontro che fa figura, quanto lo sfondo che riemerge drammatico dal passato: c’è un buco che li inghiottirà entrambi, ed è il lontano sacrificio della figlia Ifigenia, ad opera dello stesso padre. E ora quell’uomo è quasi una larva che cammina, senza più un corpo di marito e di padre che possa esprimere presenza e vicinanza nell’incontro. Sarà quindi inevitabile per Clitemnestra toglierglieli corpo e vita insieme, sferrando la scure su di lui: anche lei infatti è rimasta sola per anni nel suo tormento, privata di energia dentro al suo buio di madre tradita e ferita, lontana dalla dolcezza dei suoi affetti veri. Non c’è dunque più luogo di luce e comprensione tra loro, Clitemnestra non lo vuole, ogni spazio è consumato. Eppure c’era stato un tempo in cui essere genitori primi, gioia di un “insieme” da custodire…

È salva
da cerva che si impiglia
offerta in quel disegno vuoto
di guerra
da uomo che decide.

Mi ascolto:
quell’uomo in me ritorna,
è terra di luce consumata
che sola
mi aveva dato raggi.

Mio sprazzo
di gioia più totale
ha offerto in cima a quella pira
in preda
a un’obbedienza adulta.

In Aulide
consuma il sacrificio
che tutta
mi annulla in una fiamma.

Oscura
in un momento solo
quel sole che usciva a mezzogiorno
per luce
di giovinezza prima.

Così
lo aspetto nella notte
per spegnere la sua lucerna piatta
che ha tolto
il lume dei miei giorni.

Se solo
mi avesse consultata
quel gesto ora sarebbe cavo
e vuoto
del sangue di una figlia.

E noi,
suoi genitori primi,
a tessere un’iride di vita
attorno
al sole che lei era…
La Luna l’ha presa tra le mani.

Chiara Gatti