“Il canto di Francesco può offrire una strada per l’oggi e per il prossimo futuro della condizione umana: ripartire dalla fraternità”.

Nel giorno di San Francesco e in quello della terza enciclica del Papa che porta il suo nome, ci fa piacere pubblicare per intero sul nostro blog “Il custode della fraternità. Da Francesco un nuovo stile di relazionalità”, contributo reso in occasione del Festival Francescano del 2009, in cui Giovanni Salonia affronta i temi della relazionalità e della convivenza sociale nel contesto post-moderno, a partire dall’attualità dell’insegnamento di Francesco d’Assisi.

Cogliamo l’occasione per rendervi disponibile per intero anche il testo dell’enciclica di Papa Francesco, “Fratelli tutti”, scaricabile cliccando qui.

Il custode della fraternità. Da Francesco un nuovo stile di relazionalità
Di Giovanni Salonia
Frate cappuccino, Psicoterapeuta

La domanda di fondo: “Come vivere insieme?”.
Una delle sfide più intriganti e drammatiche della postmodernità è certamente quella di riscrivere le regole – o, meglio, la grammatica – del vivere insieme, dei rapporti tra l’io e il tu, l’io e il noi, l’individuo e la comunità. Nell’occidente geografico e culturale degli ultimi sessant’anni il pronome maggiormente usato, nelle relazioni interpersonali, è certamente l’io, mentre in secoli precedenti (linea diacronica) o in altri contesti geopolitici attuali (linea sincronica) è prevalente il noi. È ovvio che l’uso del pronome è realtà e metafora che evidenzia l’importanza che, a livello culturale, viene data o dalla soggettività (individuo) o alla comunità (bene comune). Alla base dei grandi cambiamenti antropologici che viviamo, credo ci sia questa trasmigrazione dal “mondo-noi” (che definisco per l’appunto: Modello Relazionale di Base “Noi”) al “mondo-io” (Modello Relazionale di Base “Io”): la società da coesa, monolitica, unita da grandi (meta) narrazioni (Lyotard) si è trasformata in complessa, frantumata, … liquida (Baumann).

I sociologi descrivono con analisi puntuali tali nuovi assetti sociali che interessano sia il macrocosmo (nazioni e popoli) che il microcosmo ( famiglia, associazioni). L’emergere dell’interesse per il singolo – e spesso il suo consequenziale protagonismo – mentre da una parte focalizza la necessità di rispettare e valorizzare ogni soggettività, dall’altra incontra difficoltà concrete sui modi in cui articolare una convivenza tra individui che si percepiscono comunque protagonisti. Non si tratta – come a volte viene sostenuto in modo sbrigativo – della “morte del prossimo” (Zoja, Mancini), ma del non saper rispondere alla domanda che è nel cuore della post-modernità: come vivere insieme?

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